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lunedì, febbraio 28, 2005
Cos'è il protocollo di Kyoto
Il Protocollo di Kyoto è un documento redatto ed approvato nel corso della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici tenutasi in Giappone. Nel protocollo sono indicati gli impegni di riduzione e di limitazione quantificata delle emissioni di gas serra nel 1997 assunti dai Paesi che lo hanno sottoscritto. Con più precisione le Parti dovranno, individualmente o congiuntamente, assicurare che le emissioni antropogeniche globali siano ridotte di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990 nel periodo di adempimento 2008-2012.
Per il raggiungimento di questi obiettivi, i Paesi possono servirsi di diversi strumenti che intervengono sui livelli di emissioni di gas a livello locale-nazionale oppure transnazionale. I principali strumenti sono:
-L’Emission trading, una misura ammessa tra i Paesi per la creazione di un mercato dei permessi di emissione;
-La Joint Implementation, una misura che prevede la collaborazione tra Paesi sviluppati che consente di ottenere dei crediti di emissione grazie a dei progetti di riduzione delle emissioni oppure di assorbimento delle emissioni di gas a effetto serra sviluppati in un altro Paese.
-Il Clean Development Mechanism, uno strumento analogo alla JI che coinvolge diversi Paesi appartenenti all’Annesso I e Paesi che non vi appartengono. Le misure di flessibilità vengono considerate supplementari rispetto alle azioni domestiche.
Il Protocollo di Kyoto entrerà in vigore solo nel momento in cui "venga ratificato, accettato, approvato o che vi abbiano aderito non meno di 55 Parti responsabili per almeno il 55% delle emissioni di biossido di carbonio. Attualmente solo 14 Paesi hanno ratificato il Protocollo e rappresentano, complessivamente, una percentuale irrisoria delle emissioni quantificate di gas a effetto serra.
I Paesi non sviluppati o in via di sviluppo (come Cina oppure India), che secondo le previsioni saranno nel futuro i maggiori emettitori di gas antropogenici, non sono sottoposti a nessun tipo di vincolo e non sono obbligati a ridurre le emissioni di gas serra. Lo sforzo compiuto dai Paesi sviluppati potrebbe essere, quindi, completamente vanificato dal comportamento dei Paesi in via di sviluppo. In altri termini, ad un sacrificio attuale di alcuni Paesi, corrisponderebbe un miglioramento solo presunto del problema globale connesso con le emissioni di gas serra.
Nel nostro Paese l’obbiettivo di riduzione dei gas serra indicato nel suddetto Protocollo è fissato ad una percentuale dell’8% (ovvero la stessa percentuale indicata per tutti i Paesi appartenenti all’Unione Europea).
Quanto costa il Protocollo di Kyoto per l'Italia
Secondo il Protocollo di Kyoto l'Italia deve ridurre la sua emissione di gas rispetto al 1990 del 6,5% entro il 2008-2012. Considerando che nel 2002 le emissioni erano già superiori dell'8,8%, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Domenico Siniscalco ritiene che ridurre le emissioni di gas serra in linea con gli obiettivi di Kyoto costerà all’Italia fino a 3 miliardi di euro definendolo un costo "ragionevolmente contenuto".Secondo stime del ministero dell'Ambiente si parla, invece, di 2,5-3 miliardi nell'arco di otto anni.
Gli obiettivi sono da un lato probabilmente insufficienti per invertire la tendenza climatica e dall'altro molto ambiziosi dal punto di vista quantitativo. Appare improbabile che l'Italia riesca a centrare il target a meno che non usi i meccanismi flessibili previsti dal Protocollo come il mercato di permessi di emissioni appena lanciato nell'Unione europea che consente alle società di comprare e vendere il diritto di inquinare.
Sulla base delle stime fornite dal ministro nel 2010 le emissioni italiane in tonnellate assolute dovrebbero scendere a 475 milioni per rispettare Kyoto....
Quanto costa il Protocollo di Kyoto a livello mondiale
Non si sa quanto costerà il Protocollo di Kyoto, ma secondo una stima fatta dal Gruppo di Esperti Intergovernativo sui Mutamenti Climatici, potrebbe trattarsi di ben 18 quadrilioni di dollari in 100 anni, ossia quasi 600 volte l’attuale Prodotto Interno Lordo Mondiale che si ridurrebbe dell’1% entro il 2050. Secondo le più severe restrizioni, il PIL mondiale si ridurrebbe del 4,5% entro lo stesso anno.
Secondo la Banca Mondiale servono almeno 32 trilioni di dollari.
Pur essendoci differenze di stime è chiaro che la ratifica del protocollo di Kyoto, con relative riduzioni di attività produttive e aumento di disoccupati, è fra le decisioni più costose della storia…
Gli Stati Uniti non hanno ratificato il protocollo di Kyoto: il Presidente Bush sostiene che il protocollo abbia un costo troppo elevato e che tagli fuori ingiustamente i paesi in via di sviluppo.
I critici del protocollo affermano che non c’è certezza scientifica e, soprattutto, anche se si procedesse ad una sua completa attuazione, il protocollo di Kyoto sarebbe di scarso aiuto. Esso riuscirebbe a ridurre la temperatura del globo terrestre solamente di 0,15 gradi Celsius.
lunedì, febbraio 21, 2005
IL FENOMENO CINA

Dalle Fonti statistiche delle dogane cinesi sono apparsi dati sbalorditivi per quanto riguarda le esportazioni (Abbigliamento,Tessuti,Radiofonia) e le importazioni (Componentistica elettronica, prodotti di acciaio, petrolio) del 2003.
Tali dati dimostrano che il PIL (Prodotto Interno Lordo) cinese, aumenta del 9% l'anno, una percentuale piuttosto alta rispetto a quella degli altri paesi, che aumentano del 2-3% l'anno. Vista la grande richezza della Cina, tutti i paesi cercano di allacciare rapporti commerciali. Anche l'Italia che negli anni 90, quando tutti i paesi si erano ritagliati una fetta di mercato cinese, "dormiva", oggi cerca di accorciare le distanze, ma sopratutto di seminare per racccogliere buoni frutti.
In attesa dei frutti (economici) l'Italia semina cultura. Il mimistro dei beni culturali (Urbani), su proposta di Ciampi ha fatto il punto sui progetti di interscambio fra Italia e Cina. L'obiettivo iniziale è quello di soddisfare le richieste fatte dal sindaco di Tianjin (Dai Xianglo) per il risanamento del quartiere. Ma il più alto valore simbolico della collaborazione fra italiani e cinesi è il restauro della città proibita, tale restauro dovrebbe partire in primavera e dovrebbe terminare nel 2007. Dato che i cinesi ripongono fiducia nella capacità italiana di esportazione culturale, hanno pensato di affidare al nostro paese il compito di restaurare la grande muraglia cinese. C'è inoltre, in cantiere un progetto di scambio fra il museo di arte contemporanea di Shangai e il Maxxi di Roma.
La Cina ha pure firmato un accordo di coproduzione per il restauro delle pellicole e per la distribuzione e la realizzazione di un circuito multisale.
Per quanto riguarda l'aspetto finanziario, si è pensato di creare una banca in Cina, la sta mettendo a punto Francesco Confuorti, finanziere di Matera. Egli ha pensato di aprire una banca d'investimento a supporto delle aziende italiane in Cina. Confuorti vuole creare "un ponte di carattere economico e imprenditoriale per le aziende italiane, ma anche per quelle cinesi che vogliono venire in Italia".
sabato, febbraio 19, 2005
L'Italia pacifista torna in piazza
per chiedere la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena
e per dire ancora una volta no alla guerra e no al terrorismo

Lo sapevate che: riferendosi alla parola pacifismo gli italiani associano le manifestazioni per la pace (39%), le attività di volontariato (32%), un modo per affrontare la vita di tutti i giorni (22%)?
Da un sondaggio della SWG-anci
martedì, febbraio 15, 2005
Il punto sull'economia
del governatore della Banca d'Italia
Il governatore della Banca d' Italia, Antonio Fazio, continua a ribadire il fatto che le riduzioni fiscali devono fondersi su un contenimento duraturo della spesa corrente, con un conseguente sviluppo economico. Sono stati presi dei provvedimenti ma con "effetti di natura temporanea". Il bollettino economico sottolinea che se l'avanzo primario del Bilancio dello Stato quest'anno si attesterà sul 2,4% del PIL, tutto ciò si è potuto realizzare grazie alla una tantum. Per la Bankaitalia il principale problema è il debito, dove il bollettino indica chiaramente che la sua discesa è troppo lenta (quest'anno il rapporto tra debito pubblico e PIL dovrebbe passare dal 106,2% al 106%). Preoccupa anche il grande calo della competitività dell' Italia, che si traduce nella continua erosione della quote di mercato mondiale.E come se non bastasse, nei primi sei mesi di quest'anno le famiglie hanno accumulato risparmi per miliardi 13,6, contro 53,9 di un anno fa, e tutto ciò sicuramente non è andato a vantaggio delle imprese. Ma c' era d'aspettaserlo dopo i casi Cirio e Parmalat, le famiglie hanno meno fiducia e sono tornate a comprare i titoli di stato.
lunedì, febbraio 14, 2005
Cosa vuol dire "Lusso"?
La fine della necessità; il gusto del Bello; il simbolo di appartenenza ad un'Elìte; l'esclusività assoluta. Sono infinite le definizioni attribuibilli al termine "lusso". Ogni singolo individuo ne ha un'idea unica e personale. C'è chi lo vive come ricerca dell'appagamento personale, chi come pura aspirazione. Chi si copre di ricchezze fuori per colmare la povertà interiore, chi appare, chi cerca di nascondersi. Principalmente, "lussuoso" è l'aggettivo attribuito a dei beni materiali il cui costo è particolarmente elevato, concezione che crolla nel momento in cui la cura farmacologica per una rara malattia rappresenta l'acquisto dal costo elevato. Eppure ci sono posti, al mondo, nei quali un'aspirina è "lusso". Allora, cosa vuol dire "Lusso"? Essere economicamente sovrastanti la media del luogo in cui si vive? Secondo questo principio, nel Lichtenstein una "Ferrari" non è un bene di lusso, eppure chi di noi non considera "Lusso" una Ferrari?! Come si scorge da un'analisi anche superficiale, la contrapposizione tra i punti di vista sul lusso, porta a non poter darne una definizione nemmeno generale, poichè il lusso è solo una sfaccettatura della sociologia, la quale è una scienza "non naturale" ma "sociale", e in quanto tale vive di relatività, di Tesi e Antitesi, di cambiamenti, mai di certezze.
Personalmente credo che vivere una vita sana, nella quale non ci si debba guardare le spalle la notte, nella quale l'uomo smetta di distruggere se stesso e il proprio ambiente, nella quale si possa amare chiunque senza rischiare l'HIV sia da considerare "lusso".
Inoltre, è triste constatare come nonostante lo sviluppo tecnologico, viviamo una vita così logorante, fisicamente, psicologicamente e intellettualmente, ke il solo pensiero di un'umanità senza fame, malattie moderne (cancro e diturbi alimentari come diabete, obesità, anoressia, bulimia), guerre ed inquinamento ci appare il più utopistico tra i lussi.
Perchè non provare a spendere i soldi nella ralizzazione di un mondo nel quale la tecnologia vada d'accordo con l'ecologia? Respirare aria pulita non sarebbe "Lusso"?
Francia: dibattito sulla legge Aubry
E' all’esame dell’assemblea nazionale francese la riforma delle 35 ore lavorative che porta il nome dell’ex ministro del lavoro Martine Aubry. “Lavorare meno, lavorare tutti” questo l’obiettivo della riforma. Oggi si vogliono introdurre dei correttivi che di fatto potrebbero prolungare la durata dell’ora lavorativa settimanale. La legge Aubry infatti, nei suoi primi anni di applicazione, da un lato ha permesso miglioramenti della qualità della vita, concedendo più tempo libero e un servizio pubblico più efficiente e, perciò modificando i comportamenti sociali e la mentalità collettiva del Paese, dall’altro ha creato forti disparità di trattamento soprattutto nelle piccole imprese, dove tale legge non è stata ancora applicata.
Non mancano oggi, comunque, gli ambiti in cui si sta diffondendo il motto “lavorare di più per guadagnare di più”.
Dunque è in atto una ”riforma della riforma” che potrebbe suonare come un piccolo passo indietro di un rinnovamento travolto dai costi sociali, dalle pressioni degli industriali e da una mancata riduzione delle disoccupazione.
Nello scenario politico la legge Aubry ha diviso gli animi, divenendo quasi una specie di totem.
Da un lato la sinistra vorrebbe difenderlo a tutti i costi, dall’altro la destra, dopo aver riscoperto i valori d’impresa e di profitto, punta ad infrangere il totem e a dar un forte segnale all’Europa ed ai mercati internazionali. Dello stesso avviso è poi la confindustria francese, il Medef, convinta del fatto che “non può funzionare un paese che lavora meno degli altri per legge”.
Ciò che però risulta dai sondaggi è che il totem non è né di destra né di sinistra. Stando ai risultati di questi ultimi, infatti, coloro che prediligono una riduzione dell’orario di lavoro sono soprattutto gli operai, mentre i dirigenti preferiscono accumulare i giorni di vacanza nei wek-end. Ciò sta a dimostrare la difficoltà di adattare una legge in una società dove vi sono esigenze individuali sempre più differenziate.
Il governo della “gauche” è arrivato ad una pragmatica decisione, adottando lo stratagemma della deroga e scegliendo la tattica “dell’assouplir” (che significa ammorbidire) gli effetti senza cancellare i principi, per non scontentare nessuno e per far si che il buon senso sconfigga l’utopia.
Verrà alzato il tetto delle ore straordinarie consentite (da 180 a 220) e sarà favorita la contrattazione di settore, per permettere la ripresa del mercato.
L’assemblea nazionale punta dunque ad un compromesso che sembra tener conto delle posizioni e degli umori sociali senza mandare in soffitta la legge.
Il dibattito che si sta svolgendo nella società francese ha avuto un riscontro anche negli altri paesi, in particolare in Italia. Anche la società italiana presenta interessi diversificati e pure da noi, si voleva da parte della sinistra qualche anno fa, introdurre la legge sulle 35 ore. Ciò che avviene in Francia influenzerà la nostra politica? Staremo a vedere...
Il MontezemolopensieroIl presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo non manca occasione per lanciare il suo messaggio: le imprese devono essere poste al centro dello sviluppo del Paese. Egli auspica un confronto serio sul futuro dell'Italia e sui nodi strutturali che ne frenano la competitività. Per tentare di giungere a buoni obiettivi basterebbe, afferma, far sì che il dibattito non riguardi solo la questione fiscale. Ribadisce anche che all'intervento sul fisco ne avrebbe preferito uno che diminuisce l'incidenza del costo del lavoro che grava sulle aziende e che per generare risorse da destinare allo sviluppo bisogna avere il coraggio di tagliare le tante spese improduttive.
Il suo appello non è rivolto solo alle istituzioni ma anche alle aziende. Ad esse suggerisce di essere meno padri-padroni delle proprie aziende perchè solo cosi' si potrà partecipare ad un dibattito costruttivo sul futuro del Paese.
sabato, febbraio 05, 2005
Il Commercio Equo per un mondo senza armi
sabato 12 febbraio 2005
una giornata di sensibilizzazione e di inform-azione sul tema degli armamenti e sull’impatto che essi hanno per lo sviluppo nel mondo
Nel 2003 le spese militari mondiali sono cresciute, in termini reali, dell’11%: un tasso di incremento quasi doppio rispetto al comunque già notevole 6,5% registrato nel 2002.
i Paesi sviluppati sono responsabili di circa il 75% di tutte le spese militari, a fronte di una popolazione che raggiunge solamente il 16% di quella mondiale.
Mentre secondo il rapporto 2004 sullo Sviluppo Umano elaborato dall’agenzia delle Nazioni Unite UNDP il totale degli aiuti ufficiali allo sviluppo erogati dai Paesi del Comitato di Assistenza allo Sviluppo dell’OSCE diminuisce.
Vai al sito promotore dell'iniziativa 
Vedi la scheda illustrativa dei dati sulla spesa per armi e per sviluppo
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